Dalla macchina vuota al pannello che risponde. Tutti i comandi, uno sotto l’altro, con la spiegazione di cosa fanno e di cosa ti verrà chiesto. Se sai copiare e incollare, sai installare XFS Bot.
Niente di esotico. Una macchina Linux dove sei amministratore e un quarto d’ora davanti a un terminale.
root o un utente con sudo).miobot.mooo.com di FreeDNS. Non è obbligatorio: senza
dominio si lavora con l’indirizzo IP..run ci sono il programma, le sue
librerie e gli strumenti che gli servono.
Ci sono due pacchetti perché ci sono due mondi diversi, non perché uno sia migliore dell’altro.
| Distribuzione | Pacchetto | Come va |
|---|---|---|
| Ubuntu 24.04 LTS consigliata |
xfsbot-installer-ubuntu.run |
La scelta più tranquilla: aggiornamenti di sicurezza fino al 2029, tutti i VPS la offrono, tutte le guide del mondo parlano di lei. Se non hai motivi per fare altrimenti, prendi questa. |
| Ubuntu 22.04 LTS | xfsbot-installer-ubuntu.run |
Funziona. Il pacchetto Ubuntu è portabile: si porta dietro le proprie librerie e non dipende da quelle di sistema, quindi anche una distribuzione con le librerie vecchie va bene. |
| Debian 12 | xfsbot-installer-ubuntu.run |
Va bene: il pacchetto Ubuntu riconosce anche Debian. |
| Arch Linux (rolling) | xfsbot-installer-arch.run |
Più leggero (41 MB contro 92) perché usa le Qt di sistema, che su Arch sono
sempre recenti. In cambio chiede che tu tenga il sistema aggiornato:
pacman -Syu ogni tanto, non una volta l’anno. |
| Fedora, openSUSE, altre | xfsbot-installer-ubuntu.run |
Non sono collaudate, ma il pacchetto portabile ha buone probabilità di funzionare lo stesso: prova, e se il pannello risponde sei a posto. |
Il pacchetto si scarica dalla homepage sul tuo
computer, e da lì si manda al server con scp. Oppure lo si fa scaricare
direttamente al server: entrambe le strade vanno bene.
Da Windows, in PowerShell — scp c’è già, non serve installare nulla:
# Ubuntu / Debian scp .\xfsbot-installer-ubuntu.run root@IL.TUO.SERVER:/root/ # Arch scp .\xfsbot-installer-arch.run root@IL.TUO.SERVER:/root/
Da Linux o macOS è identico, cambia solo il modo di scrivere il percorso:
scp ~/Scaricati/xfsbot-installer-ubuntu.run root@IL.TUO.SERVER:/root/
Se l’accesso SSH non è sulla porta 22, o se usi una chiave, la porta si scrive
con la -P maiuscola (con ssh invece è minuscola: è una delle
antipatie storiche di questi programmi):
scp -P 2222 -i ~/.ssh/la_mia_chiave xfsbot-installer-ubuntu.run root@IL.TUO.SERVER:/root/
Se il server ha accesso a internet è anche più veloce, perché il file non passa due volte dalla tua linea:
ssh root@IL.TUO.SERVER # poi, sul server: cd /root curl -L -O https://filestorexfs.com/scarica/xfsbot-installer-ubuntu.run # (per Arch: xfsbot-installer-arch.run)
Trenta secondi che valgono la pena: ti dicono che quello che stai per lanciare come amministratore è esattamente quello che è stato pubblicato.
Il pacchetto sa controllarsi da solo:
chmod +x xfsbot-installer-ubuntu.run ./xfsbot-installer-ubuntu.run --controlla
Risposta attesa: Pacchetto integro (sha256 …). Questo però dice solo che il file non si è rotto strada facendo. Per sapere che è quello giusto, confronta l’impronta con quella scritta sulla homepage:
sha256sum xfsbot-installer-ubuntu.run
Le due stringhe devono essere identiche, carattere per carattere.
Altre due opzioni utili, se vuoi guardarci dentro prima di lanciarlo:
./xfsbot-installer-ubuntu.run --versione # che versione è ./xfsbot-installer-ubuntu.run --estrai /tmp/xfs # estrae senza installare niente ./xfsbot-installer-ubuntu.run --aiuto # tutte le opzioni
Se sei già collegato al server con ssh, basta:
sudo ./xfsbot-installer-ubuntu.run
-t. Scritto così:
ssh root@server "/root/xfsbot-installer-ubuntu.run", SSH non apre un
terminale sulla macchina lontana, e l’installatore non riesce a farti le domande:
sembra piantato senza spiegazioni. La forma giusta è:
ssh -t root@IL.TUO.SERVER "/root/xfsbot-installer-ubuntu.run"
L’installazione è divisa in passi numerati e ti dice sempre a che punto è. Dura fra i cinque e i quindici minuti, quasi tutti spesi a scaricare i programmi di sistema (ffmpeg, aria2, yt-dlp e compagnia).
| Passo | Cosa fa |
|---|---|
| Controlli preliminari | Guarda distribuzione, spazio libero, memoria, connessione. |
| Programmi di sistema | Installa ffmpeg, aria2, yt-dlp, python, unrar e gli altri attrezzi. |
| Utente e cartelle | Crea l’utente di servizio xfsbot: il bot non gira come root. |
| Copia dell’applicazione | Mette tutto in /opt/xfsbot. |
| Configurazione | Le domande: sono la parte che riguarda te, sono spiegate qui sotto. |
| Servizio di sistema | Crea l’unità systemd: il bot riparte da solo a ogni riavvio. |
| HTTPS e dominio | Se hai un dominio, installa Caddy e prende il certificato da solo. |
| Firewall | Apre solo le porte che servono. |
| Primo avvio | Accende il servizio e aspetta che il pannello risponda. |
| Account Telegram | Il codice di accesso, se vuoi collegare anche il tuo account personale. |
| Riepilogo | Indirizzo del pannello, utente, password, porte, comandi utili. |
Chi ha già installato una volta, o chi deve mettere in piedi più server uguali, non ha nessuna voglia di ribattere trenta risposte a mano. L’installatore accetta un file di testo con dentro tutto, e in quel caso non chiede niente: parte, legge, installa.
Il file è fatto di righe NOME='valore' — lo legge bash,
quindi vanno gli apici singoli. Un modello da riempire si trova dentro il pacchetto
stesso:
./xfsbot-installer-ubuntu.run --estrai /tmp/xfs
cp /tmp/xfs/xfsbot-linux/script/risposte-esempio.conf.esempio /root/risposte.conf
nano /root/risposte.conf # riempi i campi, uno per riga
risposte.conf, per interoNon c’è niente di misterioso: è un file di testo che l’installatore
esegue con bash (source), quindi valgono le regole di
bash. Gli apici singoli sono obbligatori attorno ai valori, perché senza, un
carattere come $ o & dentro una password verrebbe
interpretato invece che letto. Le righe che cominciano con # sono
commenti. L’ordine non conta.
NOME='', per dire esplicitamente «questo non lo voglio».
Una voce vuota è una risposta; una voce mancante è una domanda.
Questo è un file completo, con dentro tutto quello che l’installatore sa leggere. Copialo, cambia i valori e cancella pure i commenti:
# ─── Telegram: il minimo indispensabile ────────────────────────────── # API ID e hash si prendono da my.telegram.org, sezione "API development tools". TG_API_ID='1234567' TG_API_HASH='0123456789abcdef0123456789abcdef' # Il token che ti dà BotFather quando crei il bot. TG_BOT_TOKEN='7712345678:AAF-esempio-di-token-non-vero-xyz' # Il nome del bot SENZA la chiocciola. TG_BOT_USERNAME='ilmiobot' # Il canale dove finiscono i file. Comincia per -100. Il bot dev'essere # amministratore del canale, altrimenti non ci può scrivere. TG_CHANNEL_ID='-1001234567890' # Un secondo canale per le copie di sicurezza. Vuoto = non lo voglio. TG_CHANNEL_BACKUP_ID='' # Il TUO ID numerico (te lo dice @userinfobot). Più di uno: separati da virgola. TG_ADMIN_IDS='123456789' # ─── Account personale: serve per i file oltre i 2 GB ──────────────── # Col solo bot si caricano file fino a 2 GB. Con l'account personale collegato # si arriva a 4 GB, e con Telegram Premium a 8. Vuoto = solo il bot. TG_USER_PHONE='+391234567890' # La password della verifica in due passaggi, se ce l'hai. Vuota se non l'hai. TG_USER_2FA_PASS='la-mia-password-2fa' # Come chiamare questo account nel pannello, quando ce n'è più d'uno. TG_USER_LABEL='Premium' # ─── Pannello web ──────────────────────────────────────────────────── # Porta INTERNA. Con l'HTTPS acceso non è esposta: ci parla solo Caddy. WEB_PORT='8890' WEB_ADMIN_USERNAME='admin' # Mettila lunga: questo utente può fare tutto. WEB_ADMIN_PASSWORD='una-password-lunga-e-a-caso' # Chi può iscriversi al tuo dominio: # open chiunque, subito # approval chiunque può chiedere, entra quando approvi tu <-- consigliato # closed nessuno, gli account li crei tu dal pannello WEB_REGISTRATION_MODE='approval' # ─── Dominio e certificato ─────────────────────────────────────────── # Il nome pubblico. Vuoto = si usa l'IP nudo e niente HTTPS. # ATTENZIONE: il record A deve già puntare a questo server PRIMA di # installare, se no Let's Encrypt non può emettere il certificato. DOMINIO='miobot.mooo.com' # 's' = installa Caddy e prendi il certificato da solo. 'n' = lascia stare. ABILITA_HTTPS='s' # ─── Forum e host di file (tutti facoltativi) ──────────────────────── # Servono a cercare e scaricare direttamente dal pannello. Se non hai # l'account, lascia la riga vuota: non è un errore. MIRCREW_USER='' MIRCREW_PASS='' FORESTA_USER='' FORESTA_PASS='' XFS_HOST_FILESTORE_USER='' XFS_HOST_FILESTORE_PASS='' XFS_HOST_TERABYTEZ_USER='' XFS_HOST_TERABYTEZ_PASS='' # ─── Extra ─────────────────────────────────────────────────────────── # Chiave gratuita da themoviedb.org: con questa i film arrivano con # locandina, trama e voto invece che col nome del file. TMDB_API_KEY='0123456789abcdef0123456789abcdef' # Quanti download insieme. 3 è un buon compromesso. MAX_CONCURRENT_DOWNLOADS='3' # Installare unrar/rar per aprire gli archivi .rar (licenza non libera). INSTALLA_RAR='s' # 's' = fermati e aspetta il codice di Telegram (serve --codice-da, sotto). # 'n' = tira dritto, l'account personale lo colleghi dopo dal pannello. ATTENDI_TELEGRAM='n' # ─── Fediverso: il collegamento con gli altri domini ───────────────── # Sempre facoltativo. 'n' e l'istanza vive benissimo per conto suo. FEDIVERSE_ENABLED='s' # Come ti vedono gli altri. Vuoto = usa il dominio. FEDIVERSE_NAME='Il mio archivio' # 's' = comparire nell'elenco pubblico dei domini. 'n' = restare defilato. FEDIVERSE_PUBLIC_DIRECTORY='s' # Da dove partire per conoscere gli altri, separati da virgola. Vuoto va # benissimo: il programma ne conosce già due di fabbrica e da lì scopre # tutti gli altri da solo. Non esiste nessun registro centrale. FEDIVERSE_SEEDS='' # Domini con cui federarsi SUBITO. Serve che anche l'altro lato accetti, # quindi se non sei sicuro lascia vuoto e decidi dopo, dal pannello. FEDIVERSE_PEERS=''
Se vuoi solo un archivio funzionante, senza forum, senza schede dei film e senza federazione, bastano queste dodici righe. Tutto il resto ha un valore di fabbrica sensato — ma ricorda la regola: quello che togli, te lo chiederà.
TG_API_ID='1234567' TG_API_HASH='0123456789abcdef0123456789abcdef' TG_BOT_TOKEN='7712345678:AAF-esempio-di-token-non-vero-xyz' TG_BOT_USERNAME='ilmiobot' TG_CHANNEL_ID='-1001234567890' TG_CHANNEL_BACKUP_ID='' TG_ADMIN_IDS='123456789' TG_USER_PHONE='' WEB_PORT='8890' WEB_ADMIN_USERNAME='admin' WEB_ADMIN_PASSWORD='una-password-lunga-e-a-caso' WEB_REGISTRATION_MODE='closed' DOMINIO='' ABILITA_HTTPS='n' ATTENDI_TELEGRAM='n' FEDIVERSE_ENABLED='n'
PASS='prima'\''dopo'. La seconda: niente spazi attorno all’uguale.
WEB_PORT = '8890' non è un’assegnazione, per bash è un comando che si
chiama WEB_PORT, e il file muore lì.
Per controllare che sia scritto bene, prima di lanciare l’installazione:
bash -n /root/risposte.conf # muto = va bene
Poi si passa il file all’installatore. Attenzione al -- da solo: serve a
dire «quello che segue non è per te, passalo a chi sta dentro».
sudo ./xfsbot-installer-ubuntu.run -- -r /root/risposte.conf
Così non serve nemmeno il terminale: da remoto, in una riga sola e senza
-t, perché non c’è più niente da chiedere.
ssh root@IL.TUO.SERVER "/root/xfsbot-installer-ubuntu.run -- -r /root/risposte.conf"
Il codice di accesso di Telegram è l’unica cosa che non si può scrivere in anticipo: arriva sul telefono in quel momento. Se vuoi che sia muta davvero fino in fondo, si mette il codice in un file appena lo ricevi e glielo si indica:
sudo ./xfsbot-installer-ubuntu.run -- -r /root/risposte.conf --codice-da /root/codice.txt
Tutto quello che sta scritto sopra, messo in fila e pronto da incollare. Il pacchetto lo scarica il server da sé: non ha senso far passare cento megabyte due volte dalla tua linea.
# --- sul server, collegato come root --- cd /root curl -fLO https://filestorexfs.com/scarica/xfsbot-installer-ubuntu.run chmod +x xfsbot-installer-ubuntu.run ./xfsbot-installer-ubuntu.run --controlla # il modello delle risposte sta dentro il pacchetto ./xfsbot-installer-ubuntu.run --estrai /tmp/xfs cp /tmp/xfs/xfsbot-linux/script/risposte-esempio.conf.esempio /root/risposte.conf chmod 600 /root/risposte.conf nano /root/risposte.conf # riempi i campi, uno per riga bash -n /root/risposte.conf # muto = scritto bene # installazione muta ./xfsbot-installer-ubuntu.run -- -r /root/risposte.conf # pulizia rm -rf /tmp/xfs /root/risposte.conf /root/xfsbot-installer-ubuntu.run
cd /root curl -fLO https://filestorexfs.com/scarica/xfsbot-installer-arch.run chmod +x xfsbot-installer-arch.run ./xfsbot-installer-arch.run --controlla ./xfsbot-installer-arch.run --estrai /tmp/xfs cp /tmp/xfs/xfsbot-linux/script/risposte-esempio.conf.esempio /root/risposte.conf chmod 600 /root/risposte.conf nano /root/risposte.conf bash -n /root/risposte.conf ./xfsbot-installer-arch.run -- -r /root/risposte.conf rm -rf /tmp/xfs /root/risposte.conf /root/xfsbot-installer-arch.run
ATTENDI_TELEGRAM='s'L’installatore si ferma ad aspettare il codice. Per non restare a guardare lo schermo, glielo passi da un file — da un’altra finestra, appena arriva su Telegram:
# finestra 1, sul server ./xfsbot-installer-ubuntu.run -- -r /root/risposte.conf --codice-da /root/codice.txt # finestra 2, dal tuo computer ssh root@IL.TUO.SERVER "echo 12345 > /root/codice.txt"
Con ATTENDI_TELEGRAM='n' invece tira dritto, e l’account personale lo
colleghi dopo dal pannello, alla voce Impostazioni → Telegram.
sudo, se sei collegato come root: sei già
amministratore, e su un’installazione Arch minimale sudo spesso non c’è
nemmeno. Il comando fallirebbe con «command not found» facendoti credere
che sia rotto l’installatore. Se invece entri con un utente normale, il
sudo davanti ci vuole.-- da solo prima di -r non è un abbellimento: dice
all’involucro autoestraente «quello che segue non è per te, passalo
all’installatore che sta dentro». Senza, il file delle risposte non arriva a
destinazione e l’installazione ricomincia a farti le domande.-t: il
-t serve solo quando ci sono domande da fare. Qui non ce ne sono più,
quindi una riga sola basta e avanza.
ssh root@IL.TUO.SERVER "/root/xfsbot-installer-ubuntu.run -- -r /root/risposte.conf"
chmod 600 /root/risposte.conf) e cancellalo quando hai finito, o
spostalo dove non lo vede nessuno. Non metterlo mai in una cartella servita dal web.
Ogni domanda mostra fra parentesi quadre il valore proposto: se ti va
bene, premi Invio e passa avanti. Nessuna domanda è irreversibile — tutto quello
che rispondi finisce in /opt/xfsbot/.env e si può cambiare dopo.
| Domanda | Cosa scrivere |
|---|---|
TG_API_ID | Le cifre prese da my.telegram.org. |
TG_API_HASH | La stringa lunga presa dallo stesso posto. |
TG_BOT_TOKEN | Il token che ti ha dato BotFather. |
TG_BOT_USERNAME | Il nome del bot senza la chiocciola. |
TG_CHANNEL_ID | L’ID del canale archivio (comincia per -100).
Il bot dev’esserne amministratore. |
TG_CHANNEL_BACKUP_ID | Un secondo canale per le copie. Invio per saltare. |
TG_ADMIN_IDS | Il tuo ID numerico Telegram (te lo dice @userinfobot). Più di uno: separati da virgola. |
TG_USER_PHONE | Il numero del tuo account personale, con prefisso
(+39…). Serve per i file grossi e per leggere i canali. Invio per saltare. |
TG_USER_2FA_PASS | La password della verifica in due passaggi, se ce l’hai. Non compare mentre la scrivi e non finisce in nessun log. |
| Domanda | Cosa scrivere |
|---|---|
WEB_PORT | 8890 va bene quasi sempre. Cambiala solo se quella
porta è già occupata. |
WEB_ADMIN_USERNAME | Il tuo nome utente da amministratore. admin
è comodo ma prevedibile. |
WEB_REGISTRATION_MODE | Chi può iscriversi al tuo dominio:
open — chiunque, subito;
approval — chiunque può chiedere, entra quando approvi tu;
closed — nessuno, gli account li crei tu.
Su un dominio pubblico approval è la scelta più sensata. |
WEB_ADMIN_PASSWORD | Ne trovi già una generata bene fra parentesi: premi Invio e tienila. Non compare mentre la scrivi. |
DOMINIO | Il nome pubblico, per esempio miobot.mooo.com.
Se lo scrivi, l’installatore ti propone HTTPS automatico. Invio per usare solo l’IP. |
3 è un buon compromesso. Su una linea
casalinga non alzarlo troppo o si intasa tutto.L’unico passo che non può essere automatico, e solo la prima volta.
Se hai indicato il numero di telefono, verso la fine l’installatore chiede a Telegram di mandarti il codice e aspetta che tu lo scriva. Arriva dentro Telegram, non per SMS: guarda nella chat «Telegram».
L’installazione lascia un comando che si chiama come il servizio
— normalmente xfsbot — e che risponde in italiano.
xfsbot — riepilogo: stato, versione, codaxfsbot coda — download e upload in corsoxfsbot segui — come sopra, aggiornato ogni 5 secondixfsbot log — il registro dal vivoxfsbot stato — cosa ne pensa systemdxfsbot pannello — indirizzo, utente e passwordxfsbot novita — cosa è cambiato nelle ultime versionixfsbot dottore — controlla tutto e dice cosa non vasudo xfsbot ripara — applica i rimedi noti e riavviaxfsbot avvia / ferma / riavviaxfsbot config — apre la configurazione nell’editorxfsbot tools — dove ha trovato ffmpeg, aria2c, yt-dlp…xfsbot crash — l’ultimo crash, se ne è rimasta tracciaxfsbot aggiorna — dice se ne è uscita una più recentexfsbot dottore controlla anche che il
dominio con cui l’istanza si presenta punti davvero a questa macchina: è il
guasto più silenzioso che esista, perché il certificato smette di rinnovarsi e non
se ne accorge nessuno finché non scade. E xfsbot crash ora mostra i nomi
delle funzioni e i numeri di riga invece di una fila di indirizzi: i pacchetti Linux
si portano dietro i simboli di debug, in un file a fianco al programma.
/opt/xfsbot, il comando prende
il nome da quella: con -p /opt/xfsbot-prova il comando diventa
xfsbot-prova e convive con l’installazione vera senza disturbarla.
Sono gli elenchi da cui il bot pesca titoli, copertine e trame di libri,
fumetti e anime. Sono già dentro il .run: circa 84 MB che
l’installatore copia in /opt/xfsbot/metadata_tools senza chiedere niente
e senza scaricare niente. Non devi fare nulla per averli.
Ogni tanto però i cataloghi crescono, e non ha senso reinstallare tutto per aggiornare due file di dati. In quel caso si prendono da soli:
curl -fLO https://filestorexfs.com/scarica/cataloghi_metadati.zip sudo unzip -o cataloghi_metadati.zip -d /opt/xfsbot/metadata_tools sudo chown -R xfsbot:xfsbot /opt/xfsbot/metadata_tools sudo systemctl restart xfsbot
Dalla seconda volta in poi non ti viene chiesto niente: le risposte sono già scritte e vengono rilette da sole.
scp xfsbot-installer-ubuntu.run root@IL.TUO.SERVER:/root/
ssh -t root@IL.TUO.SERVER "chmod +x /root/xfsbot-installer-ubuntu.run && \
/root/xfsbot-installer-ubuntu.run --aggiorna"
--aggiorna vuol dire: le risposte le sai già, non chiedere niente a nessuno.
Rilegge tutto da /opt/xfsbot/.env, sostituisce il programma e riavvia il servizio.
Quando esce una versione nuova, il pannello lo dice da solo (una pallina accanto a Impostazioni). Nella scheda Aggiornamenti premi «scarica e verifica»: il pacchetto scende sul server, viene confrontato con l’impronta firmata, e poi ti viene mostrato il comando esatto da incollare, con un pulsante per copiarlo. Sarà qualcosa del genere:
sudo /opt/xfsbot/aggiornamenti/xfsbot-installer-ubuntu.run --aggiorna
Il pannello non lo lancia da solo perché il bot gira come utente normale, senza i permessi di amministratore: è una scelta di sicurezza, non una mancanza. Un programma che scarica da internet e può installare come root è esattamente la cosa che non vogliamo avere sulla macchina.
.env), con tutte le tue risposte.L’installatore apre da solo quello che serve, se trova
ufw o firewalld. Ecco cosa apre e perché.
| Porta | A cosa serve |
|---|---|
22 | SSH. Viene aperta per prima: chiudersi fuori dal proprio server è un classico che facciamo di tutto per evitare. |
80 e 443 | Solo se hai scelto l’HTTPS: servono a Caddy per prendere e rinnovare il certificato e per servire il pannello. |
8890 | Il pannello, se non hai scelto l’HTTPS. Con l’HTTPS resta chiusa verso l’esterno: ci parla solo Caddy, da dentro. |
6881 TCP e UDP | BitTorrent: senza, puoi scaricare ma quasi nessuno riesce a scaricare da te. |
Se hai risposto con un dominio, l’installatore mette Caddy e il certificato arriva
da solo in una decina di secondi. Perché funzioni, il dominio deve già puntare
all’IP del server (record A) prima di installare: se il DNS non è
ancora propagato, il certificato non può essere emesso. Si rimedia dopo con
sudo systemctl restart caddy.
Per sapere se il DNS è a posto senza indovinare, c’è xfsbot dottore:
la sezione IL DOMINIO confronta il record A del tuo nome con l’IP
vero di questa macchina, e poi prova a rientrare dalla porta principale per vedere
se il pannello risponde davvero da fuori.
Serve raramente, ma quando serve fa comodo: per esempio per fare il login su un forum protetto da Cloudflare con un browser vero. L’installazione lascia pronto:
sudo /opt/xfsbot/script/setup-vnc.sh
Installa una scrivania XFCE leggera raggiungibile via VNC. Non è obbligatoria e non viene installata da sola.
Alcuni forum (MirCrew fra questi) mettono davanti un controllo «dimostra di essere umano» che nessun programma può superare da solo. La strada che funziona è fare il login una volta con un browser vero — anche sul tuo computer — ed esportare i cookie nel pannello, alla voce degli scraper. Da lì in poi il bot lavora da solo finché i cookie non scadono.
/opt/xfsbot | il programma |
/opt/xfsbot/.env | la configurazione: tutte le tue risposte |
/opt/xfsbot/dati | banca dati, sessioni, file di lavoro |
/opt/xfsbot/aggiornamenti | i pacchetti scaricati dal pannello |
/var/log/xfsbot-install.log | il registro dell’installazione |
/usr/local/bin/xfsbot | la cassetta degli attrezzi |
È il motivo numero uno per cui un’installazione smette di funzionare senza dare spiegazioni. Un controllo ogni tanto costa niente:
df -h / du -sh /opt/xfsbot/dati/*
Se salvi questi due, hai salvato tutto quello che non si può ricreare:
sudo tar czf ~/xfsbot-backup-$(date +%F).tar.gz \
/opt/xfsbot/.env /opt/xfsbot/dati
Si può, e non si pestano i piedi: cambia prefisso e cambia porta.
sudo ./xfsbot-installer-ubuntu.run -- -p /opt/xfsbot-prova
Servizio, utente, comando e registro prendono il nome dalla cartella:
xfsbot-prova.
Prima di tutto, la domanda giusta al programma giusto:
xfsbot dottore
Controlla servizio, porte, permessi, programmi esterni, spazio, configurazione, e dice cosa non va invece di limitarsi a dire che non va. Poi:
sudo xfsbot ripara
applica i rimedi noti (permessi, librerie, unità systemd, ponti verso i programmi) e riavvia.
| Sintomo | Cosa guardare |
|---|---|
| L’installazione sembra ferma e non chiede niente | L’hai lanciata via ssh senza -t: interrompi con Ctrl-C e rilancia
con ssh -t. |
| Il pannello non risponde | xfsbot stato e xfsbot log. Nove volte su dieci è la porta chiusa
nel firewall del fornitore. |
| HTTPS non parte | Il DNS non punta ancora al server, oppure la 80 è chiusa:
sudo systemctl status caddy. |
| Il bot non risponde su Telegram | Token sbagliato o bot non amministratore del canale: xfsbot config. |
| I download non partono | xfsbot tools: manca uno fra ffmpeg, aria2c, yt-dlp. |
| Si è chiuso da solo | xfsbot crash e le ultime righe di xfsbot log. |
/var/log/xfsbot-install.log:
è il primo file da guardare, e il primo da allegare se chiedi aiuto.